By Giacomo Pagot, Gianluca Grilli, and Paola Gatto

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L’attività ricreativa all’aperto è importante per tante ragioni. Fare attività all’aperto infatti offre benefici psicofisici e genera opportunità economiche per le comunità delle aree rurali, come quelle montane. Tuttavia, quando un numero eccessivo di persone visita gli stessi luoghi, il sovraffollamento (overcrowding) diventa un problema. Questo fenomeno non influisce solo sulla qualità dell’esperienza dei visitatori ma, cosa più importante, causa danni ecologici in aree caratterizzate da delicati processi naturali. Tale dinamica sta interessando molte regioni montane in tutto il mondo, dalle vette dell’Himalaya fino alle Alpi.

Il nostro studio si concentra sulle Alpi, una delle catene montuose più visitate a livello globale. La popolarità delle Alpi, tuttavia, causa una pressione significativa sull’ambiente a causa del gran numero di visitatori. Gli impatti che risultano da questa pressione includono il disturbo alla riproduzione e al nutrimento della fauna selvatica, l’abbandono di rifiuti e il danneggiamento del suolo e della vegetazione. Esistono diverse strategie per prevenire o ridurre il sovraffollamento, tra cui la limitazione dell’accesso ai visitatori. In questo lavoro, abbiamo esplorato come una grande categoria di frequentatori abituali della montagna percepiscano tali restrizioni all’accesso. La nostra analisi si è focalizzata sui soci del Club Alpino Italiano (CAI), la più grande associazione alpinistica in Italia.

I risultati mostrano che la maggior parte dei rispondenti accetterebbe determinate restrizioni all’accesso, specialmente se gratuite e a determinate condizioni. L’accettazione è influenzata da fattori quali il luogo di residenza, il livello di istruzione e formazione, la frequenza di visita e le tipologie di attività praticate. Sebbene lo studio si sia concentrato su uno specifico gruppo di utenti esperti, i risultati possono avere un risvolto che va oltre questa singola categoria. Infatti, questi frequentatori della montagna “esperti” — potenzialmente i più colpiti dalle limitazioni — mostrano comunque una disponibilità ad accettarle e hanno offerto diverse osservazioni sull’applicazione di misure restrittive. La loro sensibilità ambientale, la consapevolezza e l’esperienza diretta del sovraffollamento sembrano prevalere sull’interesse personale a un accesso illimitato.